Contadino in bicicletta

Alla fine, il più delle volte si tratta di avere pazienza. Aspettare pazientemente il momento giusto, con la dovuta preparazione e coraggio.

Tutti aspettiamo il momento giusto. A volte però le nostre aspettative sono illusioni e tornare alla realtà può fare male, allora l’importante si rivela essere cosa abbiamo fatto nell’attesa.

Raymond Poulidor è sempre rimasto in attesa, ha aspettato con pazienza il suo momento.

È sempre stato nella sua indole, come un solco nel suo DNA. Come i solchi che ha visto sin da bambino. Un’infanzia contadina quella di Poulidor, un’infanzia passata insieme ai due genitori a lavorare nei campi, lui stesso ricorda:

“Il suolo era povero e dovevamo lavorare sodo, l’intrattenimento nelle nostre zone era poco, c’erano qualche fiera di paese, gare con i sacchi e si vincevano bottiglie di marmellata fatta in casa”

A quei tempi le entrate in casa erano molto scarse e a motivo di ciò Raymond lasciò la scuola quando aveva 14 anni a malincuore e aiutò a tempo pieno i suoi con la fattoria.

Una vita fino a quel momento, che gli insegnò ad avere pazienza, aspettare, vedere i frutti del lavoro duro senza scorciatoie o aiuti.

Dopo il servizio militare dedica un po’ di tempo al ciclismo, una passione nata qualche anno prima grazie a un regalo di un commerciante locale. Con la bicicletta partecipa a qualche gara di paese e viene notato per il suo talento. Arrivato secondo in una gara gli vengono consegnati 80.000 franchi. Raymond ha lasciato la scuola a 14 anni ma i conti li sa fare, quella somma è pari a 6 anni di lavoro in fattoria. Decide di diventare un professionista, parte del suo stipendio lo lascia ai genitori che dopo anni di sacrifici possono respirare un po’ più facilmente a livello economico grazie al loro talentuoso ragazzo.

Una maglia viola con le maniche gialle sarà la sua nuova divisa, anzi l’unica divisa che indosserà in sella a una bicicletta. La Mercier lo mette sotto contratto grazie alle trattative dirette da Antonin Magne, due volte vincitore del Tour de France, un personaggio di altri tempi, girava con un camice bianco come quello di un farmacista, la sua ricetta per la vittoria era molto semplice. Tanto e massimo sacrificio e rispetto. E i risultati arriveranno per Raymond, non subito, ma la pazienza non gli manca, il primo risultato arriva alla sua seconda stagione, in primavera.

Fino a qualche anno prima in quel periodo Raymond cominciava a raccogliere asparagi cipolle e fagiolini finalmente pronti e gli ultimi cavoli. Invece vincerà la Milano Sanremo.

Poulidor è stato un esponente della Francia più proletaria, in contrasto con Anquetil da sempre, una sfida come fra Coppi e Bartali, solo che dalla parte francese delle Alpi, non c’è stata storia per i successi.

Ma come dice Mura, in un suo articolo dopo la scomparsa di Raymond, “nel suo limite, la grandezza”. Fino alla sua scomparsa, è stato più volte invitato come uomo immagine per il Tour, fino alla scorsa edizione, ciclisti del passato recente e attualmente in gara, si fermavano sempre a fare una foto e scambiare due parole con lui. Era semplice da avvicinare e riconoscere, capelli bianchissimi, guance belle gonfie e rosse, occhi piccoli che guardano lontano e un sorriso timido lungo tutto il mento.

Con sempre indosso, una polo, dello sponsor principale del Tour, ovviamente di colore dei petali dei girasoli. Come un risarcimento morale, dopo tanti sforzi.

Ha aspettato, Raymond, ha aspettato il suo momento, in corsa non è mai arrivato, eppure alla fine è stato forse il più amato in Francia.

Perché alla fine, chi sei veramente lo dimostri nel modo in cui vivi un’attesa o il tuo momento, e anche se non arriva nel modo in cui vuoi o hai sognato. Raymond non ha mai smesso di pedalare nei cuori dei suoi tifosi, ma sopra ogni altra cosa non ha mai smesso di essere consapevole che le stagioni girano, che ogni stagione ha il suo lavoro da svolgere per raccogliere i frutti in un altro momento. Un contadino in bicicletta.

Pubblicato su Alvento #13

Raymond Poulidor
Raymond Poulidor

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